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Naviga la storia: fantascienza


Furia (30)

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bun30i

Scusate il ritardo dovuto nell’ordine a:

  1. pigrizia
  2. raffreddore
  3. impegni

 

Continuo nei commenti a questa pagina il discorso sulla “struttura” della storia, con un discorso che secondo me è utile per chi voglia cominciare a scrivere o disegnare una propria storia (almeno è utile a me).

Il discorso sulle strutture narrative comincia, nel mondo occidentale, con Aristotele, che nella sua poetica dice che le tragedie hanno questa struttura:

  • hanno un inizio, una fine, ed una parte in mezzo.

Ora, credo che a chiunque legga questa frase venga in mente: “bravo furbo, Aristotele! Non ci sarebbe mai arrivato nessuno senza ti te, eh!”.

Infatti il discorso messo così non ha molto senso, dato che qualsiasi storia ha un inizio ed una fine, e di conseguenza una parte in mezzo.

O no?

In realtà Aristotele sta confrontando le tragedie con le opere di epica, e dice specificamente che le tragedie hanno un inizio, una fine, ed una parte in mezzo, le opere epiche invece no. Cosa significa questo?

  • se prendiamo le tragedie greche hanno una struttura, che possiamo definire a singolo episodio, nella quale c’è un climax su un evento ben specifico, come accade anche al giorno d’oggi nei telefilm a “puntate separate” tipo la signora in giallo, o in alcuni film horror, o come nei film storia d’amore in cui tutta la storia ruota sul finale in cui i due protagonisti si sposano;
  • le saghe epiche invece, come l’Iliade e l’Odissea, sono costituite da una serie di racconti ed episodi concatenati, e anche se noi ne abbiamo al giorno d’oggi una versione ufficiale “lineare”, erano anche collegate a tutta una serie di storie e di racconti sugli stessi personaggi epici, cosicché ricordano di più una telenovela, o uno diquegli universi narrativi enormi nei quali sono state ambientate un mucchio di storie diverse tra film videogiochi etc., tipo Star Wars; in questo senso i racconti epici “non hanno un inizio ed una fine”.

Ora, noi lettori dell’anno duemila e passa, siamo molto più abituati a storie del secondo tipo, perché leggiamo spesso cose come fumetti di supereroi, o vediamo saghe di film o telefilm lunghissimi, o nel caso dei manga leggiamo storie che apparentemente sono lineari ma in realtà sono un affastellamento di storie differenti, come Naruto.

Questo è un problema per chi come me vuole fare un fumetto amatoriale perché naturalmente il tipo di storia che viene in mente è questo genere di storia “a soap opera”, e non una storia ad episodio singolo, ma per scrivere una storia a soap opera bene servono centinaia o migliaia di pagine, e io che disegno una pagina ogni 2 settimane se va bene di certo non me lo posso permettere.

Anche nel caso dei manga, in realtà il primo episodio di molte serie fortunate è spesso un episodio pilota in stile “episodio singolo”, ad esempio la primissima puntata di Naruto è una storia in cui lui ruba la pergamena dell’arte della moltiplicazione del corpo, scopre di essere stato fregato, sconfigge l’avversario, ha una crescita interiore e viene lodato dal suo maestro, il che funziona come lieto fine, in pratica il primo episodio potrebbe essere una storia a se stante.

Chi vuole scrivere un fumetto amatoriale secondo me dovrebbe concentrarsi per scrivere una storia del genere, e non cercare di seguire un’ispirazione che, dato che ognuno di noi tende a ripetere quello che leggiamo e vediamo, porterebbe ad una storia tipo soap opera lunghissima che poi verrebbe piantata a mezzo o nemmeno iniziata.

Dunque quali sono gli elementi per scrivere una storia ad episodio singolo?

Il metodo più diretto è questo:

  1. esiste un protagonista, che ha dei desideri ed un problema da risolvere
  2. esiste un mondo costruito intorno al protagonista, ad esempio se il protagonista è un cyborg, bisognerà creare un mondo in cui ha senso che esistano i cyborg (insomma l’ambientazione viene costruita intorno al protagonista e non il contrario)
  3. ci sarà anche un antagonista che rappresenta ciò che il protagonista deve superare
  4. nella prima parte della storia (inizio) viene presentato il protagonista, viene mostrato cosa sa fare, chi è e cosa vuole, e viene mostrata l’ambientazione e gli altri personaggi (compreso l’antagonista)
  5. nella parte in mezzo vengono svolti più in dettaglio i personaggi secondari, i quali anche loro avranno qualche desiderio; in particolare si scopre cosa vuole l’antagonista, e lo si scopre normalmente perché l’antagonista riempie di mazzate il protagonista e poi fa il solito monologo del cattivo in cui ci spiega cosa vuole. Secondo il manuale “save the cat” questa parte è lunga il doppio delle altre.
  6. nella parte finale si risolvono nel bene o nel male il problema del protagonista, normalmente mazzulando il cattivo, e si risolvono anche i desideri degli altri personaggi secondari (uno o due più l’antagonista, che sennò è troppa roba).

C’è poi un metodo meno diretto, ma comune in molti fumetti o telefilm, specialmente quelli dove il protagonista è un detective. Questo metodo è essenzialmente uguale al primo tranne che la storia viene pensata a partire dall’antagonista, quindi abbiamo due storie parallele, quella del protagonista detective (principale) e quella implicita del cattivo, che viene narrata in un flashback:

  1. esiste un “cattivo” che fa un qualcosa di terribile, per un qualche motivo altamente drammatico dovuto ai suoi drammi interiori o qualcosa del genere
  2. esiste in mondo costruito intorno a questo cattivo
  3. esiste anche un protagonista, che è un personaggio che vive all’interno di questo mondo, e ha anche lui le sue pippe, per quanto di solito non molto rilevanti
  4. nella prima parte il protagonista, cercando di risolvere le sue pippe irrilevanti, verrà coinvolto in un mistero misterioso, dovuto all’atto terribile fatto dal cattivo
  5. nella parte in mezzo il protagonista scopre lentamente cosa è successo, scoprendo anche il megadrammone dell’antagonista, cosicché vengono raccontate due storie in una. magari se abbiamo spazio ci infiliamo qualche personaggio secondario con qualche desiderio anche qui
  6. nella parte finale c’è la megarisoluzione di tutti i problemi di tutti i personaggi, del cattivo normalmente in maniera tragica.

Come si vede i due schemi sono quasi uguali, cambia solo il peso relativo dato alla figura dell’antagonista.

Probabilmente ci sarà anche uno schema analogo per le storie d’amore ma io non lo conosco.

Se questi due schemi vi sembrano banali e troppo lineari, in un certo senso è vero, se li paragonate ad esempio alla trama di un romanzo, ma questo è perché i romanzi normalmente sono molto lunghi e hanno la struttura tipo “opera epica” di molte storie messe insieme, non la struttura “ad episodio singolo” della tragedia. Se confrontate questi schemi con la maggior parte dei telefilm ad episodio singolo vedrete che più o meno sono così.

Sperando di essere stato interessante, vi saluto e vi dico che anche la prossima pagina arriverà in ritardo perché sabato e domenica mi faccio un giro a Lucca.

Questo post si trova nella categoria: avventura, fantascienza, robot giganti

Naviga la storia: fantascienza


5 responses to “Furia (30)

    1. no il terzo tizio della vignetta è l’aiutante inutile del governatore che si vede solo in una vignetta qualche pagina fa ma era comunque sul palco di legno anche lui. Non credo che apparirà mai più tra l’altro (forse in qualche sfondo).

  1. interessante lo spiegone, devi aver analizzato parecchie storie per tirarlo fuori.
    Per quanto riguarda le storie d’amore, un comico le riassumeva così:
    una storia d’amore è composta da tre fattori:
    – uno dei due protagonisti, innamorato/a dell’altro/a ma ha un problema: non riesce a dirglielo
    – l’altro/a protagonista che vive la stessa situazione
    – l’amico neutro che è a conoscenza degli altri due e potrebbe risolvere i loro problemi ma ha un problema anche lui: non riesce a parlare 😀

    1. Più che altro sono le conclusioni a cui sono arrivato avendo letto un mucchio di manuali, e sulla base di quello che mi sembra funzionare meglio per me. La poetica di Aristotele l’ho effettivamente letta in un viaggio in treno tornando dalle vacanze, con l’idea che potesse essermi utile per scrivere fumetti, che a ripensarci è un po’ stupido.

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