RECENSIONE: “Scrollbound”, di Cocci/Bachetti

Per riuscire a scrivere un buon manga – o comunque un fumetto che segua lo stile, le tematiche e gli elementi tipici dei comics del sol levante – non è sufficiente prendere elementi a caso, riprodurli così come li si conosce e mischiarli tra loro, magari con tanta passione ma con poca testa. No, no: se si vuole creare un prodotto degno di chiamarsi tale è necessario ragionare, dare coerenza e fluidità al proprio lavoro, essere personali e precisi nei dosaggi. Un po’ come un chimico, o un alchimista, l’aspirante autore deve riuscire a distillare i tanti leitmotiv tipici dei manga – ce ne sono tantissimi – per ricavarne una pozione (leggi: una storia) che oltre a essere ben disegnata deve anche risultare piacevole, interessante e ricca.
Bene: andando a leggere qui su Webcomics.it ho scoperto con piacere che ScrollBound – manga tutto italiano, frutto del lavoro di Claudia Cocci e Gianmarco Bachetti – ha in sé proprio le caratteristiche che ho elencato qui sopra, e seppure non proponendo una storia assolutamente originale (ma l’originalità a tutti i costi è un elemento sopravvalutato e a volte addirittura dannoso per un giovane autore) riesce a miscelare le componenti più tipiche dei manga in un modo che risulta avvincente e convincente.

La storia è più o meno la solita: giovane un po’ scapestrata scopre segreti di famiglia, le vengono conferiti particolari poteri, incontra un eroe potentissimo quanto surreale, parte per un viaggio durante il quale incontra assurdi compagni e scopre ulteriori segreti, combatte suo malgrado in battaglie ora serie ora divertenti, e infine viene seguita da un variegato gruppo di cattivi. Il tutto in un mondo fantasy/fantastico governato dalla magia e nel quale l’oggetto ambito da molti sono delle pergamene (gli Scroll, appunto) che contengono potentissimi incantesimi.

Vladimir Propp
non avrebbe potuto fare di meglio: gli elementi tipici del racconto ci sono tutti; ma in questo caso la differenza viene data dal COME essi sono uniti tra loro, e cioè senza forzature, senza dare l’impressione di esserci solo perché “è così che si fa”. La trama, dunque, riesce nel duplice compito di essere immediatamente familiare e apprezzabile per il lettore amante del manga e nello stesso tempo di non essere una sterile copia ma invece una professionale variazione sul tema.
Le premesse di ScrollBound sono chiare fin da subito, i protagonisti sono ben caratterizzati, l’azione parte subito senza eccessive lungaggini, i vari personaggi sono curati e resi realistici (non semplici macchiette che recitano la parte del cattivo, o della spalla, senza alcuna convinzione), il mondo nel quale i nostri eroi si muovono è ricco di invenzioni e molto ben curato nella parte grafica (con una grande attenzione per sfondi e paesaggi, elemento che troppo spesso vedo tralasciato), la storia procede speditamente arricchendosi via via di nuovi misteri ed elementi importanti, e infine la comicità non è mai gratuita e genuinamente divertente.

Scrollbound è dunque un fumetto che non si sforza di essere comico o avventuroso, ma che riesce a esserlo con disinvoltura e naturalezza, il che è segno di bravura. Non sarà un capolavoro di inventiva o di originalità (ma qui nessuno lo pretende) però fa il suo lavoro con una buona conoscenza del mezzo, del media fumetto e del genere trattato. Oltretutto dà al lettore l’impressione di non essere inventato al momento, con una storia che si sviluppa a caso pagina dopo pagina a seconda del caso, dell’istinto o dei commenti dei lettori, bensì appare studiato per muoversi lungo precisi binari, all’interno di una trama organizzata a priori e già da tempo stabilita. Ottima cosa davvero.
Per cui non posso che consigliare la lettura di Scrollbound a tutti gli appassionati di manga, ma anche a tutti coloro che vogliono provare qualcosa di nuovo.
Divertente, appassionante, molto curato, Scrollbound è il fumetto che fa per voi.

Potete leggere i primi cinque capitoli di Scrollbound nel blog personale degli autori, e cioè QUI

Cristiano Fighera, aka Le110Pillole

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