RECENSIONE: “Black Hole Town”, di Simona V. Tornabene

Anche se non è una cosa che faccio di solito – in quanto non sono mai troppo interessato a fare paragoni – devo ammettere che dopo aver guardato le pagine di Black Hole Town ho cercato con attenzione di capire a quali altri autori, fumetti o stili l’autrice facesse riferimento, e sono contento di dire di non esserci riuscito. Si vedono, qui e là, tracce che potrebbero ricondurre al tal fumetto, o al talaltro autore (Tim Burton? Sky Doll? Arthur King?), ma niente che sia immediatamente riconoscibile.
Questo, ovviamente, è un pregio: in quest’epoca nella quale è sempre più facile per un autore rimanere ingabbiato in precisi stili o generi, è sempre piacevole trovare qualcuno che cerca un approccio personale al media fumetto. Per cui mi arrendo: qualsiasi cosa ci sia dietro Black Hole Town io non l’ho trovata, e sono soddisfatto lo stesso. Anzi, spero che non ci sia proprio niente di preciso da cercare, a parte lo stile di Simona Valentina Tornabene, la sua autrice.

Parlando invece della storia è più ovvio ed evidente il riferimento al libro “Alice nel paese delle meraviglie”; ma anche qui la versione che ne è data è filtrata da una sensibilità per certi versi molto distante da quella del suo autore, più crepuscolare e per certi versi realistica. La città chiamata Black Hole, cioè “buco nero” è forse la versione adulta e distorta del mondo che si trovava alla fine del tunnel nel quale precipita Alice nel suo libro? Sembrerebbe, visto che in questo universo ci sono un regina, un uomo-coniglio sempre in ritardo (e che è l’amante della regina!), una lepre doppiogiochista, un cappellaio NON matto ma anzi molto savio, e tante tazze di the. E c’è anche una certa Lacie, di mestiere ambasciatrice, che forse di Alice è la versione adulta e consapevole (non fosse altro perché anagrammando il nome Lacie esce fuori…). Chissà. Certo è che il risultato finale di questo amalgama è un fumetto con una sua personalità, ben narrato e ben disegnato, con tavole ricche di particolari e di grigi crepuscolari, solo di tanto in tanto illuminate da sprazzi di colore (ottima cosa, tra l’altro: un viso o un paio d’occhi che si illuminano in mezzo a quella mezzatinta assumono subito primaria importanza, attirano lo sguardo e l’attenzione di chi legge: in tal modo il colore diventa non solo ornamento ma anche un modo in più per raccontare una storia o seminare un indizio o sottolineare un momento particolarmente importante), che sembrano opera di un’illustratrice più che di una fumettista.
Valida anche l’inventiva, e scorrevole la trama principale, ancora per molti versi sconosciuta ma che potrebbe muoversi in ogni direzione. Il tutto ben amalgamato in un prodotto convincente dal punto di vista visivo, e che mi sembra mostri al cento per cento l’anima della sua creatrice.

Black Hole Town è dunque un fumetto molto particolare, che consiglierei ai più curiosi tra voi, a quelli più coraggiosi e pronti a sperimentare. La sua strana storia fatta di uomini-animali, prospettive distorte, magia, bambini trasformati in maiali, regine affamate d’amore, rapimenti e tradimenti potrebbe stupirvi e conquistarvi.

Nel frattempo, potete iniziare a leggerla andando nel blog personale della sua autrice, e cioè QUI

Cristiano Fighera, aka Le110Pillole

One response to “RECENSIONE: “Black Hole Town”, di Simona V. Tornabene

  1. Ho adorato da sempre lo stile,l’inventiva,la grande immaginazione,la capacità di rapirti e portarti in mondi paralleli con i suoi lavori!insomma grande SIMONA VALENTINA TORNABENE come sempre!

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