Stai leggendo il blog di: marcorossi
Questo blog ha 24 Followers
Leggi questo post nella sua categoria: 4 - Le grotte di Tush

Il nido (1)

Vota l'articolo!

5

 

Per questo capitolo, e anche per ogni singola scena all’interno del capitolo, sto utilizzando uno schema “ki-sho-ten-ketsu”, che è uno stile di composizione asiatico (cinese ma molto usato in Giappone) che funziona così:

KI -> introduzione

SHO -> rafforzamento dell’introduzione

TEN -> colpo di scena/evento principale

KETSU -> conclusione (risultato dell’evento principale)

Ad esempio, nella mia interpretazione (ho letto interpretazioni tra le più varie), diciamo che in una storia Joe, famoso pilota di formula uno, a un certo punto ha un incidente che lo rende invalido. La scena dell’incidente può essere impostata in questo modo:

KI:

vediamo Joe che parla con i suoi compagni di scuderia, che gli dicono che la strada è bagnata e di guidare con controllo, Joe risponde che lui è un figo e non c’è niente da preoccuparsi; nel frattempo vediamo anche Tom, un pilota più giovane, che parla con i suoi compagni di scuderia e dice che oggi è il giorno che riuscirà a battere Joe.

SHO:

questo sarebbe il rafforzamento dell’introduzione, ma io lo vedo come il punto in cui si crea l’immedesimazione nei personaggi, dato che la parte KI per sua natura tende ad essere un po’ un infodump: scena montata in parallelo tra Tom, che cerca di guidare in maniera sempre più aggressiva per superare Joe, e Joe, che non vuole accettare di essere superato da un novellino e quindi anche lui guida in maniera sempre più spericolata. Questa è la parte in cui pompa la suspance e la tensione e si conclude in –

TEN:

KABLAM: Tom prende dentro Joe che si ribalta, macchina in fiamme, dramma!

KETSU:

la scena si conclude con, ad esempio, il commentatore della corsa, o i paramedici, che si chiedono se Joe riuscirà a continuare a guidare.

 

Credo che questo schema non funzioni bene per una storia intera, perché è basato su un singolo evento; ma d’altra parte mi sembra che funzioni bene per una singola scena, e forse anche per una sottoparte di storia centrata su un evento specifico.

Però a utilizzarla in questo modo mi sembra che ci sia un mucchio di scena di presentazione, ad esempio con questa pagina stiamo entrando nella parte “ten” del capitolo ma questa è la prima scena della parte “ten”, quindi è anche questa una presentazione (ki), ed inoltre questa è la prima pagina della scena (ancora ki), quindi alla fine ci sono un mucchio di pagine di presentazione/suspance, ma io non posso sapere se dal punto di vista dei lettori funziona (anche perché so già come andrà a finire).

Quindi faccio questa domanda: leggendo questo capitolo finora, avete avuto l’impressione che io stia tirando troppo per le lunghe o funziona come creazione della suspance?

Questo post si trova nella categoria: 4 - Le grotte di Tush

5 responses to “Il nido (1)

  1. Direi di si; non si sa ancora dove sono, da dove vengono le voci e cosa vogliono, dov’è finito Pumpu e come mai adesso le voci le sentono tutti.

    1. Mi rassicuri! Neanche io sono sicuro di averla capita ‘sta cosa del ki-sho-ten-ketsu, è uno schema tipico della letteratura Cinese/Giapponese su cui, per esempio, si basano i manga cosiddetti 4-koma.

      Recentemente ho letto il manuale scritto da Hirohiko Araki (l’autore di JoJo) dove anche lui dice di usare questo schema.

      Su wikipedia inglese c’è un esempio basato su una breve poesia (che però non è una storia).

      Questi tre esempi sono completamente diversi, che mi fa sospettare che ognuno intenda una cosa diversa con ki-sho-ten-ketsu.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *