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Capitolo 8: (i used to make out with) medusa

A NORD DEL PAESE DEGLI IPERBOREI – FORESTA:

Perseo ansimante e immobile intento a scorgere i più piccoli rumori, affina i suoi sensi mentre si impone di dominare quella sensazione di terrore che gli immobilizza le gambe. Si trova nel bel mezzo di una foresta fredda del nord, un luogo dominato dalla più profonda tristezza e desolazione. Erba, cielo e terra sono di un colore grigio e sinistro, tutt’intorno i suoi compagni di squadra, ormai mutati in pietra color piombo, tutti con stampato in viso l’orrore per aver incrociato lo sguardo di una creatura infernale. Il giovane torna indietro con la mente, come è arrivato li? Recuperare la testa della gorgona Medusa, era il compito assegnatoli dagli dei per portare a termine l’ultima delle tre prove. Lui e i pochi uomini rimasti della sua squadra erano partiti alla ricerca delle 3 Graie, streghe decrepite che in 3 condividono un occhio e un dente, loro erano le uniche a sapere dove si trovasse Medusa. Perseo con un gesto fulmineo aveva sottratto loro l’occhio e il dente e le aveva ricattate per sapere dove scovare il mostro. Lui e il resto della squadra del dio del tuono erano partiti alla volta  del paese degli iperborei, una volta attraversato e giunti nella foresta a nord si erano trovati in balia della più pericolosa insidia che avessero mai incontrato. Ben presto il mostro dalla viscida pelle di serpente, strisciando nell’ombra, aveva colto di sorpresa gli atleti e una volta fissati col demoniaco sguardo, li aveva mutati in pietra. Perseo, l’unico ancora in vita, il più osannato degli atleti, prediletto dello stesso Zeus e dotato di un talento straordinario, si sente addosso tutto il peso della responsabilità che questi appellativi comportano. I nervi stanno per cedere quando l’immagine di sua madre gli si fa chiara nella mente, il Tiranno di Serifo, Polidette la importuna, la vuole in sposa e sfoga le sua frustrazioni d’amore sul suo popolo. E’ questo il motivo che ha spinto il ragazzo a partecipare ai giochi olimpici, vuole vincerli e chiedere agli dei di liberare il suo popolo dall’ingiusto sovrano. Si fa forza allora, ma sente l’infida creatura avvicinarsi strisciante da dietro, comincia correre seguito dalla gorgona. Non deve guardarla negli occhi si ripete, ma come fare? Correndo arriva in prossimità di uno specchio d’acqua, ha un’idea, fissa il riflesso dell’acqua in attesa di veder comparire alle sue spalle la creatura, la scorge e con un unico fendente del suo falcetto, vibra un colpo che attraversa il collo di Medusa. Il corpo senza vita del mostro è a terra, la testa cinta dai serpenti rotola ai piedi del ragazzo, la raccoglie e prima di infilarla nella sua sacca ne osserva l’espressione del volto riflessa dallo stagno. Un’aria triste e sofferente, il disgusto per il mostro lascia il posto alla compassione.

Perseo è sempre stato uno dei miei personaggi mitologici preferiti. Nella prima versione che ho fatto, l’ho ritratto come un giovane dallo sguardo puro, cercando di evidenziare il lato umano dell’eroe. Nella mitologia infatti, è uno dei pochi eroi a essere motivato da intenti nobili, più che dalla ricerca della gloria. E’ inoltre, uno dei pochi a essere fedele alla prima mogie Andromeda ed è ricordato come un personaggio giusto e puro.

Esattamente come è stato per Odisseo però, la prima caratterizzazione non mi convinceva fino in fondo, così ho pensato a una revisione dove lo raffiguro nel suo lato determinato e combattivo. Rimane sempre il lato umano dell’eroe dall’animo gentile, ma nell’aspetto risulta più armonico con gli altri personaggi della storia.

Qui sotto, la sua seconda versione (per la costruzione della personalità di Perseo ho preso ispirazione dal talento del tennis Roger Federer)


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