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Capitolo 10: the ghost of you

ESTREMO SUD DEL PELOPONNESO – PROMONTORIO DI TENARO:
Ingresso degli inferi, la ormai decimata squadra devota ad Ade viene condotta attraverso il varco dal dio messaggero Ermes. L’elegante figura del dio osserva i suoi atleti addentrarsi nell’oscurità del passaggio con un ghigno sul viso. Formalmente protettore della squadra del dio degli inferi, è in realtà fedele a Zeus, attende fiducioso la disfatta degli ultimi superstiti.
Valicata la soglia l’ambiente si fa tetro e inquietante, Orfeo silenzioso segue i suoi compagni attraverso l’impervio passaggio, l’aria è rarefatta e il respiro si affanna. In lontananza si scorgono in fila, le anime dei defunti, che sulla riva del fiume Acheronte attendono con sguardo vitreo l’arrivo del traghettatore.
La squadra si fa spazio attraverso quelle ombre intangibili, dalle sacche estraggono preziose monete d’argento, da donare al vecchio traghettatore per farsi condurre al di la del fiume, così come suggeritogli dal loro mentore. Dalla fitta nebbia emerge la zattera di legno con a bordo il nocchiero infernale, un vecchio sudicio dalla barba incolta, vestito di brandelli e con gli occhi spiritati. Nessun obolo dai vivi annuncia, così come suggeritogli dal dio Ermes, che poco prima l’aveva corrotto. La squadra non sa che fare, prova con le minacce, ma il vecchio non cede, li deride e li insulta. Orfeo impassibile non si scoraggia, estrae la sua lira e inneggia un canto tanto struggente e inteso da far commuovere il demone. Attraversato il fiume, la discesa prosegue, Orfeo si guarda attorno nella speranza di scorgere fra la mischia di ombre, la sua amata sposa  ormai defunta, ma la ricerca di Euriduce è vana. Ricorda allora il patto fatto con la regina degli inferi Persefone, La splendida ma oscura sovrana gli ha promesso di restituirgli l’amata se lui avesse vinto per lei i giochi olimpici. Un’incombente sensazione di morte appesta l’aria, ringhia terrificanti squarciano le orecchie degli atleti, dall’ombra emerge il mostruoso cane a tre teste, guardiano degli inferi, è li a controllare che solo i trapassati proseguano oltre. Davanti agli atleti impalliditi c’è la loro preda, se la bestia verrà  catturata e riportata in superficie garantirà loro la vittoria, tutto però fa pensare che siano loro le prede. L’enorme fiera si lancia contro i viventi, in breve semina morte fra coloro che erano giunti per catturarlo, ma Orfeo non teme la morte, ha ormai smesso di vivere da quando ha perso l’amata e solo il suo ritorno gli ridarà la quiete. Con occhi di ghiaccio fissa il mastino, stringe il suo strumento e da sfogo a tutte le sue pene, cantando i suoi dolori in una meravigliosa melodia, che giunge alle orecchie del mostro e lo domina. Mentre percorre la strada del ritorno seguito dall’ormai mansueto Cerbero, Orfeo si allieta all’idea di poter presto riabbracciare la sua sposa, mentre da lontano lo sguardo soddisfatto di Persefone lo segue.

L’eroe della settimana è Orfeo.

Il tenattivo era quello di creare un persnaggio dallo sguardo perso, che tsamettesse un perenne senso di vuto, causato dlla mancanza dell’amata. In questa raggigurazione, lo spirito di Euridicie fluttua alle sue spalle, ricordando il mito nel quale Orfeo fu costretto a uscire dagli inferi seguito dall’ombra della defunta moglie, senza potersi voltare per verificare effettivamente la sua presenza.

Secondo personaggio, una raffigurazione semplice del guardiano degli inferi. Cerbero, il cane a tre teste.

Senza bisogno di aspettare una settimana, fra qualche giorno, un capitolo speciale deicato alla dea dell’amore,.

A presto….

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