RECENSIONE: “GEMITO 2073”, di Marco Rossi

Nel campo della fantascienza l’Italia non si è mai distinta, e questo è un dato di fatto. A parte poche eccezioni, nel fumetto, così come nel cinema e nella letteratura, sono sempre mancati i “grandi nomi”, autori capaci di imporsi sul mercato internazionale e di lasciare il segno con opere potenti e innovative.
Limite artistico? Paese inadatto per sua cultura alla sci-fi? Difficile da dire. Ma questo si è tradotto anche in uno scarso interesse da parte del pubblico, che – anche qui escludendo alcune fortunate eccezioni – non ha mai portato al successo testate dedicate al genere. Eppure, nonostante tutto, esiste un piccolo ma nutrito gruppo di autori che continua a creare opere sci-fi davvero interessanti; e la cosa si vede anche nei fumetti, dove sempre più autori si cimentano in storie ambientate in futuri possibili e in tutte le loro possibili declinazioni.

Tra questi c’è Marco Rossi, del quale ho recentemente terminato di leggere GEMITO 2073, racconto lungo 100 pagine e ambientato – bella cosa! – in un’Italia del futuro prossimo nella quale molte cose sono cambiate: l’Europa non esiste più, ma si è divisa in due grandi blocchi. C’è stata una grande guerra, frutto di mire espansionistiche dei paesi Nord Africani, e che ha lasciato come strascico povertà, crisi profonda, disoccupazione, gruppi separatisti e terroristici. E infine c’è stato un miglioramento delle tecnologie tale che ora sono molte le persone con innesti bionici – ovviamente quasi tutti con scopo bellico.

E’ proprio in questo scenario nostrano, cioè il GEMITO (ergo il triangolo formato da GEnova, MIlano e TOrino, città separatiste), che si muovono due personaggi alquanto particolari: Miriam, ragazza dagli innesti meccanici, vera e propria macchina da guerra… ma ormai disoccupata, e Karim, suo marito, nonché, in modo molto peculiare e azzeccato, il suo meccanico. I due, costantemente alla ricerca di un impiego qualunque, legale o meno, si ritrovano per caso a fare da guardia del corpo alla figlia di un politico dal passato discusso, e tutto questo li porta… ovviamente non ve lo dico, per saperlo vi basta leggere la storia.

GEMITO non è un fumetto perfetto o esente da difetti, eppure è un’opera che fa ben pensare riguardo le doti del suo autore. E’ disegnata con uno stile molto particolare, di certo non “fantasmagorico” o “superfico” eppure adattissimo al tipo di fantascienza che racconta; ma soprattutto ha il pregio di aver costruito senza eccessive complicazioni uno scenario plausibile e interessante e due protagonisti davvero buoni, che sono poi il punto forte dell’intera vicenda. Karim, traditore per amore, ma soprattutto Miriam, soldato bionico divenuto tale per vendetta, alle prese con un corpo artificiale creato per uccidere ma molto poco utile ora che la guerra è finita, piena di dubbi e pessimismo riguardo tutta la sua vita presente, passata e futura, sono due “quasi eroi” che da soli riescono a reggere egregiamente tutto il racconto, personaggi molto azzeccati, coi quali è facile entrare in empatia e dei quali viene davvero voglia di conoscere qualcosa di più. Molto lontani dall’essere perfetti e imbattibili, sono invece imperfetti e poveri, perfettamente plausibili in un’Italia del futuro molto simile alla nostra, e per questo davvero efficace.

La trama di GEMITO si snoda in 100 pagine giungendo a un finale azzeccato, che pone delle domande alle quali è difficile dare risposta, e vi arriva con un percorso lineare e chiaro, comprensibile e ben definito, all’interno del quale gli spunti positivi non mancano, e hanno il pregio di rendere il fumetto oltre che facile da seguire e appassionante, anche personale e ben delineato. Si arriva all’ultima pagina senza alcun momento di stanca, e anzi verrebbe da chiedere altre pagine, altri approfondimenti, che rendano ancora più vivo questo mondo fatto non di super-robot o astronavi imbattibili ma di gente che in fondo, innesti cybernetici o meno, è del tutto simile a noi, coi suoi problemi e i suoi dilemmi morali, che tira a campare come meglio può ed è costretta a venire a patti col suo passato o a prendere decisioni difficili nelle quali ci possiamo riconoscere.

Personalmente, la fantascienza “sociale”, o comunque quella che usa il futuro come specchio del nostro presente, è da sempre la mia preferita; per cui sono ben contento di consigliarvi la lettura di GEMITO 2073, un fumetto COMPLETO che potete iniziare a sfogliare (virtualmente) sul suo blog personale, e cioè QUI.

Ho buone speranze riguardo il suo autore, che spero di rivedere presto all’opera. Durante gli anni necessari a completare GEMITO l’ho visto fare numerosi passi avanti, acquisendo forza e sicurezza. Sarebbe un peccato che tutte queste doti andassero perse: abbiamo sempre bisogno di buoni fumettisti come lui.

Cristiano Fighera, aka Le110Pillole

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