RECENSIONE: “Fumetti Non Pubblicati”, di FNP

Se mi dovessero chiedere i motivi per i quali considero interessanti i “Fumetti non pubblicati” che appaiono qui su Webcomics.it, nell’omonimo blog, credo che avrei qualche difficoltà.
Posso dire che sono disegnati bene? Tutt’altro: i FnP sono disegnati in modo distorto, con personaggi stortignaccoli dalle braccia e gambe gommose e proporzioni sballate, piantati come chiodi su sfondi piatti e altrettanto sfigurati.
Posso dire che le storie sono stupende? Per nulla: non hanno ne capo ne coda, sono assurde, sballate, illogiche, con una trama infinitesimale e ridicola, e uno svolgimento talmente scombinato da sembrare scritte da un bambino.
Posso dire, allora, che i dialoghi sono ben fatti? Macché: i dialoghi sono raffazzonati, privi di punteggiatura, scritti in italiano scorretto, pieno di falle e di imprecisioni.
Ci sono personaggi interessanti e pieni di carisma? Affatto: al massimo ci sono paperi che vanno a comprare l’aranciata spaziale; oppure boh, l’orso Mauro (se è un orso)  che impara il Kung Fu da autodidatta.
Dunque, come posso dire che questi fumetti sono belli?

Eppure, che ci crediate o no, è così.

C’è una cosa che qualcuno, giunto a questo punto, potrebbe obiettare, ed è un argomento che spesso vedo scrivere sui social network: “Ah, ma fumetti così potrebbe farli anche un bambino! Potrei farli anch’io!” Ed è esattamente qui, come dicono i proverbi, che casca l’asino, perché in realtà non è affatto vero: non tutti, anzi pochissimi possono fare dei BEI fumetti BRUTTI. Certo, qualcuno può fingere, ma per essere davvero bravi nell’orrido, incredibile ma vero, bisogna essere BRAVI autori. E nel caso di FnP la definizione casca a pennello, in quanto l’autore dimostra di conoscere o intuire alla perfezione quelle stesse regole che si permette di ignorare, con il risultato – ahimè difficilissimo da spiegare – che i suoi fumetti non sono “brutti e basta”, ma “coscientemente brutti”… e quindi, paradossalmente, BELLI.

Creare un bel fumetto “stupido”, anche se nessuno ci crede, è molto difficile: non basta mettersi davanti a un foglio e buttare giù le prime cose che vengono in mente (quello sì che possono farlo tutti, e qualcuno lo fa davvero, salvo poi stupirsi perché non ha successo) , ma è necessario invece possedere tecnica, intelligenza, conoscenza delle regole, spirito, humor e ironia… e poi fingere di non averli, di averli dimenticati  o di non averli mai posseduti.
La cosa, da un punto di vista diverso, vale anche per alcuni pittori, cioè tutti coloro che a un certo punto della loro carriera hanno abbandonato il segno “realistico” e iniziato a produrre sgorbi con tre occhi o donne spigolose. Un esempio perfetto può essere Pablo Picasso, che abbandonò in breve tempo lo stile tutto sommato realistico, tradizionale e “rassicurante” dei suoi primi anni di pittore, cioè QUESTO, per creare opere come QUESTE, capaci ancora oggi di far aggrottare la fronte a moltissime persone.

Oltretutto, checché ne dica la gente, il fumetto “brutto” in Italia è sempre esistito, e con risultati anche ottimi (qualcuno conosce o ricorda le opere più fuori di testa di Pazienza, Scozzari, Mattioli, Castelli quando faceva l’Omino Bufo, Creanza, o riviste come Mondo Mongo?), con un’unica differenza rispetto a oggi: il non-stile un tempo era ugualmente stiloso. Nella nostra epoca invece ci si permette di andare ancora oltre, di essere totalmente assurdi nelle storie e incapaci nel disegno quasi per definizione, al punto che qualcuno lo è davvero, e nonostante tutto riesce ad essere ugualmente efficace.

FnP è composto dunque da storie difficili da spiegare a chi non è disposto a capirle, ma che riassumono in loro tutti i pregi dei quali ho parlato finora, e si differenziano nettamente tra tanti prodotti altrettanto “orridi” ma non altrettanto azzeccati. Sono piacevoli nel loro essere scombinate; si fanno apprezzare perché cercano di evadere  dalle “necessità di trama” tipiche dei fumetti e cercano di abolire la prevedibilità ingannando il lettore e sottraendogli ogni possibilità di fare previsioni sulla storia, sono coerenti nel loro non-stile; sono affascinanti nella cosciente disgregazione totale del linguaggio dei comics; sono furbe nelle strizzate d’occhio al lettore; sono moderne nel loro tentativo di fare carta straccia di ogni convenzione linguistica; sono divertentissime nelle loro continue trovate nonsense (nelle quali pure fanno capolino degli spunti acuti); sono artistiche nel loro trasformare il disegno in icona e puro oggetto comunicativo privo di fronzoli “pseudo-artistici”; e infine sono a mio parere indizi di un autore che – se saprà evolversi – potrebbe diventare in futuro una sicurezza.

L’autore in questione, il creatore di FnP, afferma di avere 19 anni, e io quasi quasi faccio fatica a credergli, perché vedendo il tipo di lavoro che sta tirando fuori per me potrebbe anche averne 40 ed essere un Gran Maestro del Fumetto in incognito. Se ne ha 19 tanto meglio, e tanto di cappello: continuerò a seguirlo con grande attenzione per vedere dove andrà.

E questo è tutto.

Sono riuscito a spiegarvi per quale motivo i FnP sono ottimi? Mah, chissà, credo proprio di no.

In ogni caso, potete – anzi DOVETE! – leggerli andando a visitare il blog personale dell’autore, che si trova QUI.

Cristiano Fighera, aka Le110Pillole

7 responses to “RECENSIONE: “Fumetti Non Pubblicati”, di FNP

  1. A me da piccolo piaceva un sacco Cattivik, non so se rientrerebbe a pieno titolo tra i “Fumetti brutti vecchio stampo con stile stiloso” però sicuramente era qualcosa di diverso dal tradizionale, storie crude, sporche, a volte anche senza un preciso senso (o forse ero io da piccolo che non riuscivo a trovarlo) a volte graffianti. Non lo so, io personalmente lo definirei tendente al brutto, ma il cui brutto è un punto di forza, proprio nella stessa definizione in cui l’hai inteso tu.
    Per quanto riguarda il discorso attuale a cui ti riferisci, secondo me un esempio attuale è ben visibile in Sio. A quante persone sentiamo tante volte dire “Eh, ma questo lo saprei fare anch’io!” ; chissà perché lui è popolare mentre i suoi detrattori no, ahah. (Poi ci sono anche storie un po’ più serie come quella della prima 24ore comics, Marie, dove dimostra indubbiamente il suo talento).
    Insomma, a me i fumetti “volutamente brutti” non dispiacciono affatto, quindi credo che darò un’occhiata.
    Complimenti al solito per l’esaustiva recensione 🙂

    1. Cattivik era un tentativo di ribaltare la “morale” del fumetto, e del raccontare storie, all’interno del fumetto stesso; cioè usare – quasi sempre – le regole della normale narrazione per raccontare qualcosa di diametralmente opposto a quel che era ritenuto “la norma”. Ora questa tendenza si è estremizzata e si è evoluta: non si cerca solo di dire “stupidate” in bello stile, ma è il media stesso che è diventato il messaggio.
      Questo ovviamente ha i suoi lati positivi e negativi: più possibilità per tutti può voler dire anche che in alcuni casi lo “studio” del fumetto è considerato “da sfigati”, e potrei andare avanti per righe e righe di esempi, ma mi fermo qui.
      Credo che – alla fine – sia il singolo autore a fare la differenza. Un po’ come succede con Sio, appunto: un altro che le regole le conosce e riesce a infrangerle a suo comodo.
      Grazie del commento.

    1. E’ una sorta di “caos controllato”… si riconosce dietro l’apparente confusione un controllo dell’autore, così come dietro gli sgorbi di Picasso si vedeva un tentativo di comunicare in un modo personale un messaggio artistico. Qui ovviamente siamo su due percorsi del tutto differenti, eppure…

  2. Scusate staff c’è qualcuno? Sto cercando di contattarvi dalla pagina contatti ma non funziona, e io non riesco ad accedere al mio account. Mi aiutate per favore?!

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