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In palestra

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Dopo una settimana e passa in palestra e osservando attentamente le persone attorno a me posso dire che in palestra si possono trovare:

L’INVASATO: squat, bike, pilates, gag… per lui questi termini ormai non hanno più segreti. Questo essere muscolare dalla conformazione triangolare alla Ken Shiro esegue gli esercizi quasi in trance agonistica, ogni tanto dandosi delle pacche sulle spalle per pomparsi mentalmente. Vera bestia da fitness, è il terrore degli istruttori a cui rivolge un grugnito di approvazione come le bestie nei confronti del loro padrone. Spesso si avvicina al Novellino o al Timoroso per cercare di infondere loro coraggio e la sua visione del mondo della palestra… ma spesso predica in mezzo al deserto o alla peggio compie un irrimediabile danno nei confronti di questi poveretti.

IL CHIMICO: un particolare tipo di Invasato, non solo anche lui è espertissimo di fitness e di tutti i macchinari che si possano trovare in una palestra, ma ha studiato pile su pile di riviste del settore e visto decine di documentari su Youtube di personal trainers dalla dubbia fama per carpire i segreti dell’alimentazione associata all’esercizio fisico. Se aprite il suo armadietto, sembra di essere in una succursale di una farmacia: creatina, malto destrine, zuccheri a facile assimilazione, barrette proteiche… tutto quello che può aiutare il lavoro atletico è lecito e va dosato con cura e meticolosità. Solitario e taciturno, lo si vede spesso negli spogliatoi ingerire liquidi strani da recipienti anonimi che neanche il doping del ciclismo degli anni Novanta. Spesso finisce la sua carriera in ospedale.

IL PERFEZIONISTA: è il terrore di tutti gli istruttori, che lo scansano per evitare discussioni lunghissime sulle percentuali di carico degli esercizi in rapporto al fabbisogno calorico ed alla massa muscolare. Un ingegnere dei muscoli, un Einstein delle miosille, un Tesla del workout. Conosce a memoria marca e modello di ogni macchinario, anno di fabbricazione, carico massimo, tensione massima, obsolescenza e condizioni ottimali di utilizzo. Il più volte delle volte lo si ritrova solo davanti alla macchinetta del caffè che cerca di attaccare bottone con tutti che lo scansano accuratamente.

IL CONVERTITO SULLA VIA DI DAMASCO: lui in palestra non ci pensava di andare ma la pancetta che avanza e lo sguardo della moglie/compagna/amante, nonché il fiatone nel salire la rampa di scale verso casa, lo hanno convinto che doveva farci qualcosa. Si iscrive in palestra con uno spirito votato al martirio che farebbe venire un erezione a San Sebastiano. Durante gli esercizi spesso ha le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo fisso nel vuoto, come a fissare un punto lontano. Molti pensano faccia visualizzazione, in realtà sta solo ascoltando la partita della sua squadra del cuore smadonnando internamente per l’ennesimo errore sotto porta.

LO SCOGLIONATO: questo individuo va in palestra per un motivo ignoto alla scienza e sul quale si potrebbero fare stagioni intere di Voyager. Spesso con la gomma da masticare, ciondola tra un attrezzo ed un altro con fare svogliato e ammirando più il culo delle ragazze che il macchinario che dovrà usare. Perennemente senza voglia e con una propensione alla fatica pari allo Zero Kelvin, è la dannazione  degli istruttori che quando parlano con lui sperimentano la sensazione del vuoto assoluto. Se ne va sempre a fine giornata alla chiusura della palestra ma sempre con quel suo fare indolente.

IL TIMOROSO: costui è un caso a dir poco patologico. Già da come arriva in palestra si capisce che sta per abbattersi una tragedia in sala. Occhi saettanti, bocca felpata, voce bassissima, outfit da Olimpiadi del 1992, ha paura addirittura a camminare sul parquet, figurarsi ad affrontare un tapis roulant o una cyclette. Il suo rapporto con gli attrezzi è di amore/odio: non ne sa usare nemmeno uno e per questo rivolge sguardi di aiuto alla Bambi verso chiunque in sala ma nessuno lo calcola, preso com’è dai propri esercizi. Appena sale su qualcosa, cade, rotola o fa cascare un pezzo con conseguente baccano ed occhiatacce generali che lo comprimono ancora di più. E’ uno di quelli che abbandona per primo la sua tessera in un angolo di un cassetto.

IL LAMENTOSO: non si sa bene per quale motivo il Lamentoso vada in palestra, dato che trova sempre l’occasione per lamentarsi di QUALUNQUE cosa. Dallo spazio degli spogliatoi alla pulizia delle docce, dal sudore lasciato sugli attrezzi all’affollamento della sala, dalla mancanza di cortesia dell’istruttore alla poca convivialità dei suoi colleghi. E l’aria è troppo fredda, e l’acqua è troppo calda, e questo livello è troppo duro, e questa posizione è troppo scomoda… Dopo i primi minuti tutti vorrebbero impiccarlo ad un quadro svedese ma lui non guarda nessuno e continua la sua lamentela. E’ la prima causa dello svuotamento delle palestre.

IL METODICO: preciso come un orologio svizzero, il Metodico vive di azioni ripetute alla stregua di un robot di Asimov. Stesso vestiario (viene da chiedersi se ne abbia più paia o se indossi sempre quello), stesso orario spaccato al minuto, stesso armadietto, stessa cyclette, stesso squat, stesso tapis roulant… una routine monotona ed infinita. Se volete farvi qualche risata, appostatevi in palestra e quando lo vedete arrivare cominciate ad usare la sua cyclette: si prevedono interessanti sviluppi alla Rain Man.

IL MODELLO: quest’uomo, più che andare in palestra per compiere i suoi esercizi e migliorare il suo aspetto fisico, ci va per una questione di marketing di se stesso. Ama alla follia la sua immagine fisica e passerebbe ore davanti allo specchio ad ammirare la perfezione dei suoi tricipiti e la linea dei suoi addominali. Per questo motivo in palestra usa magliette aderentissime (meglio di due taglie inferiori per far risaltare meglio i muscoli) e si posiziona in maniera strategica davanti agli specchi della sala per ammirarsi durante gli esercizi e fare colpo su chiunque passi lì attorno con movimenti lenti e studiati. Quando cade vittima di qualche infortunio muscolare per il suo modo orrendo di fare esercizi, l’intera palestra tira un sospiro di sollievo.

IL NOVELLINO: eccolo lì, prima esperienza in palestra e tanta voglia di fare. Anzi, troppa. E’ una bomba di energia e chiacchiere e parla con tutti in maniera entusiastica cercando di capire come funziona ogni cosa e carpire ogni segreto. Da qui possono dipanarsi due strade: nel primo caso può evolvere in una qualunque della figure sopra citate. Ma nel secondo caso, forse il peggiore, non cambia mai e rimane lo stesso dei primi momenti. Il che può essere divertente per i primi 2-3 giorni, ma non al quinto giorno dove il fiume di domande e parole verrebbe volentieri fermato da una corda per salti attorno al collo.

E poi ci sono io.

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