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The Link Syndrome

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Capita nella propria vita di ricordare personaggi che hanno fatto la storia e che sono tesoro comune di un’intera generazione ma che sono caduti in una sorta di dimenticatoio, come se la loro presenza fosse una cosa assodata e quasi banale. Nel mondo dei videogiochi questa è una caratteristica anche più accentuata, vista la capacità della videoludica di creare miti e distruggerli un giorno dopo. Ma tra essi ci sono alcuni esempi che hanno fatto la storia del videogioco. E’ stato così per Mario, per Sonic e per Gordon Freeman, ma oggi mi voglio soffermare su un personaggio che per moltissimi è l’emblema del coraggio e dell’eroismo positivo, ovvero Link.
Parlando con alcuni ragazzi mi ha fatto discretamente male sapere che non sanno assolutamente nulla né di Link né della Saga di “The Legend of Zelda”, una delle più longeve e fortunate di tutta la storia del videogaming, cominciata nel lontano 1986 con “The Legend of Zelda” per NES e che ha avuto ben 21 capitoli comprese le due uscite di quest’anno per Wii e Nintendo 3DS senza contare gli spin off in Mario Kart 8 (diventando così il secondo personaggio non appartenente all’universo di Mario ad apparire nella serie Mario Kart), Smash Bros e Soul Calibur.
Neanche tu sai di chi stiamo parlando? Allora te lo spiego.
Link  (リンク Rinku, pronunciato /ˈlɪŋk/ lingk) è l’eroe della serie The Legend of Zelda e nella maggior parte dei giochi della saga (ad eccezione di Zelda II, Twilight Princess e Skyward Sword) comincia la sua avventura come un bambino o un giovane adolescente della razza Hylia (anche se alcuni fumetti affermano che sia nato in una terra a ovest di Hyrule, chiamata Calatia), scelto dalla Dea per proteggere il suo spirito e le sue incarnazioni terrestri (quindi tutte le varie Principesse Zelda del gioco) e la terra di Hyrule dal male rappresentato dalle reincarnazioni di Demise quando esso avrebbe minacciato la pace, in una sorta di ciclo eterno dove i tre protagonisti principali di ogni gioco, ognuno con una delle tre parti della Triforza, agiscono come reincarnazioni dei personaggi.
Link è orfano fin dalla tenera età; sua madre è morta mentre si rifugiava nella Foresta dei Kokiri con in braccio il bambino cercando di fuggire dalla guerra che stava imperversando a Hyrule poco dopo aver affidato suo figlio alle cure del Grande Albero Deku. Egli vive con lo zio o con la nonna, ma lascia la casa per compiere il proprio destino di salvatore di Hyrule o di un’altra terra. Link appare come un giovane elfo con le orecchie a punta ed è il discendente dei Cavalieri di Hyrule e come tale è destinato a salvare la Principessa Zelda. L’arma ricorrente di Link nella saga è la Master Sword, spada incantata e leggendaria che esorcizza il male, forgiata dagli antichi saggi e che alla fine di ogni gioco viene riposta da Link nel suo piedistallo originale in attesa che il Link di un’altra epoca (e di un altro gioco) la brandisca.
Il Link di ogni episodio della saga non è la stessa persona, ma varie incarnazioni differenti dello Spirito dell’Eroe. Dopo essersi presentato come semplice spadaccino, l’identità e il ruolo di ciascuna incarnazione di Link muta in ogni episodio in vari modi e guadagna un appellativo come Eroe del Tempo o Eroe dei Venti: Link è anche in grado di suonare una vasta gamma di strumenti (il cui più celebre è l’Ocarina) e di utilizzare oggetti magici e (anche se in maniera limitata) la magia.
Tutte le incarnazioni di Link posseggono uno spirito indistruttibile ed un coraggio senza pari, grazie anche alla Triforza del Coraggio di cui è visibile il marchio sul dorso della mano sinistra: egli è un ragazzo umile ma coraggioso che mostra raramente segni di codardia ed è sempre pronto ad adoperare la propria forza ed il proprio coraggio per aiutare e salvare tutti coloro che incontra.
Link è considerato uno dei personaggi più famosi prodotti dalla Nintendo e, in generale, uno dei più grandi personaggi della storia dei videogiochi: nel 2005 è stato uno dei primi tre personaggi a guadagnare l’accesso alla Walk of Game insieme a Mario e a Sonic the Hedgehog e il personaggio di Link ha ottenuto vari riconoscimenti in tutto il mondo, grazie alla sua importanza per il mondo videoludico, guadagnandosi la fama di leggenda videoludica e collezionando vari premi che lo hanno acclamato come uno dei più celebrati eroi videoludici di sempre grazie al suo coraggio che sconfigge sempre ogni forza maligna. L’esempio di Link ha aiutato, grazie anche alla serie che lo vede protagonista, la diffusione e la celebrità internazionale del genere dei Giochi di Ruolo e in molti vorrebbero da anni una trasposizione cinematografica della sua saga. Nel 2012 GamesRadar lo definì la personificazione stessa di come un vero eroe dovrebbe essere, nominandolo il più grande, memorabile e influente protagonista mai apparso in un videogioco.
Link, per molti della mia generazione che hanno conosciuto il primo “The Legend of Zelda”, è stato… me. Il giocare con lui, il compiere con lui mille imprese ha cambiato la mia vita. E ciò è quello che volevano anche gli sviluppatori della Nintendo che crearono il personaggio apposta come un “collegamento” (link, per l’appunto) tra il giocatore e il mondo di Zelda, mettendo al centro della serie il giocatore stesso con Link semplicemente suo/a avatar. Per questo motivo il personaggio è muto e sta al giocatore riempirlo con le proprie caratteristiche, esperienze, motivazioni, sentimenti, pensieri ed emozioni. Anche la scelta di iniziare la maggior parte dei giochi con Link dormiente è ben precisa: così come si risveglia Link, così si risveglia l’eroe che è presente nel giocatore, che segue Link che comincia l’avventura come un ragazzo e che finisce l’avventura dopo esser diventato un vero eroe.
Se sono così, se il mio carattere è questo, se non demordo mai, se cerco sempre di risolvere i problemi, una piccola parte in causa ce l’ha anche questo elfetto dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, perché non puoi, davvero non puoi, passare ore davanti ad uno schermo a fare l’eroe e a salvare il mondo senza che un po’ del coraggio di Link non ti si attacchi addosso.
Ed ora scusatemi, ma devo scappare: devo andare a salvare la Principessa.
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